Robert Frost

Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth; 

Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim
Because it was grassy and wanted wear,
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day! 
Yet knowing how way leads on to way
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I,
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference. 


qualcosa sotto pelle

C’è qualcosa sotto la pelle
mi dice di saltare oltre
il recinto delle terre che vidi
con la luna nelle vene
che repelle la consistenza dei sogni
poiché rimane soltanto qualche virgola
a mezz’aria nelle pagine di una storia passata.
E quindi salto: la pelle si spacca:
vedrò le cicatrici
che ho come l’altalena delle emozioni
malriuscite a trattenere cercando quello stesso salto
oltre, quell’oltre che temevo,
calpestando le erbacce tra le nuvole ed il sole
sopraffando di paura le frecce che scoccavo
al tramonto di ogni giorno andato a marcire in un angolo.
Poi scrivo alcune parole
che non ne vedo il senso, né ascolto la fine,
e anche se sono inutili, sono la mia vita
che senza senso, senza fine, inutile
scruto affogare
in espressioni che riconosco a distanza di tempo,
e saltare dunque, oltre il recinto, non è paura,
non esitazione né turbamento, è la naturale continuazione
del mio cordone ombelicale.
La poesia è per me il salto.
Il superare qualsiasi ostacolo
o frenesia e tempesta.
Scrivere è il respirare necessario all’estaltazione della vita,
è la prova di un’adorazione senza età o confini o salti epocali,
la mia anima resa alla giustizia da ciò che è.
E continuo a saltare oltre.


Where are those waves

Where are those waves
That led me to
a Lush garden
Lulled by the warmth of the moon
Fallen in my lap …
And if I am still transported
The city breathes, the terror
Has lost his chains,
Nothing has worth
except those waves
That have dried me on the shore
By exhausted Summers and winters,
The chandeliers of the earth faded a little,
The strings of a harp abandoned
At a moment of tremor

Peace – that flesh and blood and soul – cracked gently in a tear-being, entranced.


Pende nella notte

Pende nella notte
Questa luna
Gravida di note da sospirare
Al voluttuoso mare
Che straripa di onde e carezze
Piene come gli alberi in fiore
Dove la gente ama sedersi
Contando disgrazie e soldi
Nelle tasche dei maglioni.
Pende sulle colline
e sulle navi
Di speranza
Che tornano a casa
Sventurate
Catturate da pirati senza occhi
Con le sole impronte forzate
Alla giugulare:
“Lasciate le risate,
pagate l’importo
E se vedrete un’altra estate,
Siete fortunate.”


La poesia

La poesia consiste nella visione d’un particolare inavvertito, fuori e dentro di noi.
- Pascoli


Si lascia

Si lascia
Il vuoto
Imbevuto di rose selvatiche
Lasciarsi riempire d’aria salata
Sospesa in un acquazzone
Di odori
In riva al mare.


It is left

It is left
The empty
Soaked wild roses
Let yourself be filled with salt air
Suspended in a downpour
Odors
At the seashore.


Preghiera alla poesia (Antonia Pozzi)

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.
Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.
Pasturo, 23 agosto 1934


The beginning and the end

Coagulates the lip of the night
From dust to sand
On the edge of the last hours
That I beawake or lost
In Ruby labyrinths of nothing
Listening to forgetfulness
Of The Ocean
Carrying myself floating
Where ever I arrive
Exiled wherever I gaze rests
In the haze that is my day
I wonder where I end,
What does it start?


Fine ed inizio

Si raggruma il labbro della notte
Da polvere a sabbia
Sul ciglio delle ultime ore
Ch’io sia desto o perduto
Nei vermigli labirinti del niente
Ascolto dimenticanze
Dell’oceano
Mi portano galleggiando
Dove mai giungerò
Esiliato ovunque io poggia lo sguardo
Nella caligine che è il mio giorno
Mi domando, dove finisco io,
Cosa ha inizio?


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