A volte vedo le cose appassire
le guardo come fosse la prima 

ed ultima volta.

Mi metto le mani in tasca

trovo accendini scontrini e stanze 

dove non posso entrare.

E da sola preparo il ceppo

per adagiar la testa:

che a me il tempo avvelena e basta, 

vestito pure di bellezza. 

Ho oscurato tempestee fronti baciate dal vento

di chi rimira il peso del taglio

chi ha visto e vede la morte.

Ho sentito il niente e campi di girasoli e mi sono soffermata sui colori di Van Gogh.

Provo scrivendo un tumulto di volti e che sia dunque fiorito di gioia, spero.

Ma vi è una mano di Ombre vestita calarmi piano le palpebre,

uno scossone di vento, ricordo un bel glicine,

Dormi

E indomani mi vesto di parole come un tulle di rami, pregando che la mia natura combaci con l’anima slegata. 

Sono la pazza la nannainsonnia perenne costante saziante cui vomita orologi e sandwich di fiato e odore celato lo hai visto quel fiore in stazione aspettava lunghi tramonti per soffiarsi dolore.

Sono la pazza la nanna dormiente che scrive per non ridere e morente dormire. 

Sonno

Oh il sonno della Luna, beltà rifiutata dagli occhi degli Angeli in disgrazia, per te questo canto di mille e mille radici 

dona il braccio – acciuffandolo 

per un paio di barbari luccichii di silenzi.

Ché io sola posai il capo docile 

rimirando le parole scabrose, eccomi: un piccolo verbo 

d’amore che smussa i termini

della tua danza gloriosa. 

Spifferi di vento su alberi cui la voce arriva a malapena.Li vedo gorgheggiare coi torrenti viola, in un posto né qua né là.

Divento niente per sentire tutto

Giravolte su giravolte e la pioggia mi chiamerà sostando sul mio capo chiamando tanti nomi.

“Arriverà anche al tuo..”