Dal tuo ventre aspiravo nozioni
Sul rigenero dalla vita malsana
Pianificata in assassinii
Masticata in pentole avvelenate
Da miserevoli cuochi chiamati umani
Poi contavo l’alba dei pianeti
Venere oscillava sui tuoi fianchi
Appena il sole s’addormentava
Nel profumo dei tuoi capelli.
Mi accontentavo guardandoti soltanto: sei fiamma fissa anche restando immobile come un antico dipinto, che racconta la polvere e gli strascichi sul tempo infinito.
Poi ti addormentasti anche tu: ho provato a contare le tue ciglia
A diciassette, potevo piangere per la bellezza che mi premeva sul materasso, distesa in una selva di spine,
e sono crollata anche io
Invaghita d’un mortale senso,
Appagato dal silenzio fatto di carne e sangue e dolcezza che sono scrutando ciò che sei.

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