il grillo inizia il suo sproloquio…

 

Il grillo inizia il suo sproloquio,

smunto ed anziano, sulla mia spalla come 

un viaggiatore qualunque senza occhi.

Ma io non sono Pinocchio, io impiccata 

mi sarei divincolata dalla morte

senza mani divine

 per avere la mia fata.

 

Salpa umanità mia!

Affoga, nelle fauci dell’oceano, torna a riva consumata

tolta dai costumi

e ricerche fuori e dentro me

sotto grandi alberi.

 

“Il grilletto!” strilla il mio grillo, ficcandomi tra le mani un ramo. “La tua anima è un terreno fertile.”

 

Punto alcune foglie alla tempia e sparo.

 

E prendo i miei cuscini e attraverso

una spiaggia desolata di crani e stelle marine

che cantano sottovoce poesie mai scritte

piene di sangue 

perché non dare parola ad un’emozione è massacrarla,

punto i cuscini per terra e scrivo con le dita

come una bambina, raccolgo conchiglie e morte

e in una vecchia scatola di scarpe le chiudo,

mentre il grillo indossa un teschio e brandisce una spada

per depredare anime.

 

 

Salgo sulla luna

e apro la scatola

e quando tutto quello che prima avevo rinchiuso

ora vola angelo piumato dalle sottane puerili

scostando centimetro dopo centimetro

vendendosi all’alba migliore.

 

Mangio il fuoco per una manciata 

di onde

che conducono infine a te

manovra i miei baci, premili forte 

dove il tuo cuore brama.

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