E scriviamo.

Percorro la distanza da due poli opposti che non si incrociano. Disperdere qualcosa di sé e vederlo parlare nell’aria terrorizzato come una marionetta controllata da mani sadiche, ed il teatro è marcio e corroso.

A volte si cerca una risposta che non esiste, ad una domanda mai espressa.

 

“Di che colore era il cortile la mattina in cui moristi le prime dodici volte,

senza poi farci più caso?” oppure “annusi mai il freddo e lo senti portarti via i polmoni?”

 

Sentirmi una cascata in piena con le mani aggrovigliate.

I pensieri vanno e vengono, rimbalzano come palline tennis ad una velocità a cui non posso stare dietro – dovrei avere venti mani, così da poter scrivere realmente tutto, oppure essere una specie di congegno macchinato a scrivere a raffica.

 

Dunque salpiamo mia anima, con la nostra ventiquattrore piena zeppa di spicchi di luna.

Stiamo ferme al centro. Al centro di tutto.

Questa gabbia prima o poi crollerà dalle fondamenta.

E nella mia mente i nodi si scioglieranno.

 

Misuro il tempo con il silenzio fuori.

 

Riempi ogni mancanza che posso provare, tanto è grande – ed è quando penso, “mi manchi” che tu lo scaldi tutto, perfino questo teatro marcio, il mio cuore.

 

Adesso che il mio cuore è salpato, dal primo sguardo,

adesso voglio tornare a casa.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...