Il sarcasmo della fenice

 

 

 

 

 

 

 

A me,

Che mi credevo e credo morta.

 

 

 

 

Atto primo: il risveglio dal tiepido coma.

Protagonista, sceneggiatrice: io.

Luogo: io.

Destinazione: io.

Morta: sempre io.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Atto primo volume II: le piantagioni degli dèi poeti.

 

Ahimè devo scrivere! Riluttante in questa falsità – in questo mio non reale metodo e modo – giaccio in braccio alla morte del mio Senso; malinconica e orgogliosamente cornuta da me medesima riguardo gli anni trascorsi. Oh, candore. Oh, depressione che ancora una volta  pizzichi i buchi nelle braccia. Oh, vita, morte – assoluta divergenza dello spettro chiamato scrittura. Dove sei, che ne è stato di te. Dio mio, dio mio! T’ho ucciso; nelle mani stringevo fortemente le tue ceneri, Fenice radiosa, Perfezione purissima, cieco Fiore del male. Tanto t’ho amato e tanto t’amo ancora – tra griglie e penne inchiostrate ho ceduto al diavolo: se avessi trattenuto le lacrime; se avessi posseduto un minimo del tuo tenero e ora gelido collo, Purezza; se avessi davvero schiacciato come un verme il mio sangue colato sul pavimento.

Ah! Beatitudine!

Mi pare d’esser caduta in qualche limbo sconosciuto perfino a Dante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Atto primo volume II intermezzo:

 

Ascolto il silenzio non guardo il cielo mangio veleno ingoio dolore incuto timore alla Verità non lascio punteggiatura nel limbo coronato di spine come il carnoso Cristo e infine gioco a tagliuzzarmi le ciglia con le forbicine per le unghie prima di vivere soffocata sentendomi morta come il cadavere del mio oblio e fiore del male chissà dove sono finita

 

 

 

 

 

 

 

Atto primo volume II fine intermezzo:

Cito Claudio Magris:

[…] la scrittura è anche un continuo viaggio tra queste due verità, quella della fuga e quella della battaglia; viaggio attraverso il deserto e verso una terra promessa che sappiamo di non raggiungere, perché la verità della scrittura è l’esilio, l’essere fuori dalla vita vera. […]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Atto secondo: rarità su quanto l’oro sia falso, oggi; i poeti e gli scrittori guardano in avanti, verso Il Mondo.

Trama: tradimento.

Da: io.

Per: io.

Però: rimango viva e morta e non ci sono.

 

 

Potrei dire: scaravento via libri e parole grazie alla paura. Oppure, guardandomi allo specchio ritrovo chi pensavo non esistesse: una nuova (?) me.

Più vecchia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Atto secondo volume II:

Sangue.

 

 

 

 

 

 

 

 

Atto secondo volume II intermezzo:

 

I pleniluni sono finiti da un bel pezzo. La luna piena sembra sbiadita. Il ragazzo di colore è diventato bianco. La bambina è cresciuta e Peter Pan è morto – l’uncino conficcato nel piccolo e fragile cuore prima assai palpitante- .

Fenice – per dovere di.

Per cose di.

Allo specchio pieno di croste non  mi rifletto io: ma un’anziana adolescente.

Sì, l’ho detto: sangue.

 

 

 

 

 

 

Atto secondo volume II fine intermezzo:

 

 

 

 

Se prima Tinkerbell svolazzava felice inondando i bimbi con la sua polvere fatata, ora quella s’è trasformata in cocaina; Uncino è incoronato dai bimbi sperduti re dell’isola che oramai esiste e c’è ed è piena di turisti; Peter Pan ha un uncino ficcato nel cuore e Wendy per mantenere la sua famiglia si prostituisce ai ricchi borghesi di Londra.

J. M. Barrie tra le nebbie del paradiso piange, raggomitolato su sé stesso, e io gli do piccole pacche sulla schiena sospirando.

Di nuovo: sangue.

 

 

 

 

 

 

 

 

Atto terzo: sangue stirato e steso sul comò d’un imbecille

 

 

Saffo: se solo riuscissi … sarei pronta a spaccarmi un polso a morsi pur di scrivere veramente di nuovo. Lo sai, mia Musa.

Potresti scavarmi un buco caldo ed accogliente nel braccio, per favore?

Potresti cospargermi di metallico sangue dal colore della mia agonia?

Potresti, Saffo, potarmi di nuovo in quel posto?

Potresti, mia Musa, ficcarmi in bocca mille fiori (pillole)?

Puoi uccidermi tu o deve farlo ancora la vita, mia delicata e candida Primavera?

 

 

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