Si fermò, aspirando l’odore dell’aria e mare, di quelle nuvole prima bagnate da raggi di sole, ora gremite di poggia. Alcuni bambini correvano sulla spiaggia rincorrendosi e lanciandosi qualche conchiglia. Lui sapeva che loro non potevano vederlo, ma sorrise in ogni caso, avanzando. Le onde sì infrangevano lente una sull’altra e il suo sguardo si perse all’orizzonte fermo immobile. Le maniche bianche della casacca sbatacchiavano sui suoi polsi scuri e rabbrividì, intonando una piccola canzone.

“Al ramo che cade, il fiore cede la vita
La luna abortita sboccerà in altri momenti,
Nei venti accade la cecità dei turbamenti.”

La vide seduta su una panchina, una sigaretta tra le dita. La sentì e vide rabbrividire e avanzando piano le nuvole si schiusero lasciando scivolare di nuovo il sole… E tendendo la mano verso di lei, poté percepire il suo battito del cuore tendersi come un arco, afferrandogli le dita….

“A farti nascere altre trecento vite,
I fiori continuerebbero ad avere il tuo profumo,
in tutti i tempi possibili.”

Conall sorrise.

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