Piccoli pensieri

Cristallizzate le corolle dei fiori
Viola come è rosate come il broncio del cielo
Al dire addio alla mansueta notte
Velata di note malinconiche.
E non li colgo nemmeno per la paura di vederli impallidire
Tra le mani.
Ma ascolto i residui della notte che mi segue
Dallo stordimento celebrale
Al sordo vuoto.
Poi i petali vengono mossi, sospinti dal vento di velluto,
E li guardo vestirmi di nudità sbalordita; quando vengo colta, la malinconia ha un rumore di vetri infranti,
Appena sopra il giorno più oscuro.

Dove vado

Dove vado se coloro il tempo di lancette a peso morto
Sui secondi in cui mi hanno vista senza contare niente
Ed osservare meno, ascoltare meno, vivere più
Di cento, mille vite perdendo il conto
Dove il tuo sguardo si posava contornato di stanchezza
Le tue lunghe ciglia a me tanto care
Sfioravano la linea mai ritrovata di quell’eternità che per anni
Rubavo sommersa dalla scrittura.
Ma le parole che mi rubi
Sono quelle che non posso neanche scrivere
Perché non esistono nė esistono le sfumature in cui ti guardo.
Cieca vibrazione infinita, posso solo ascoltare i tuoi occhi,
Non potendoli descrivere… vado per notti intere in sogni specchiati: guardandoti mi ritrovo. E smetto di andare; resto.

Si stagliano

Si stagliano verso un orizzonte oscuro le fronti
Appena fiorite degli alberi
Dove respirano l’odore tetro delle strade.
Si muovono e danzano nel vento che sibila
Nella roccaforte di qualche amore
Trovato cucito su alcune espressioni
E pieghe di labbra prima baciate
Poi ascoltate.
E quando le fronde tremano nella notte
Non scrivo, é solo una disquisizione
Di ciò che mi uccide, dentro,
Dal canto delle sirene alla vigilia di natale
A quel ricordo, tra i tanti, intorpidito da mille carezze,
Chė tanto vivo da far schiarire quello stesso orizzonte.

Se sento

Se sento, è il vociare delle ombre passate, ora. Un freno che da macchia diventa cancro al cuore – come la notte che viene sospinta cadenzata da un ritmo che non sente e non possiede voce – ora.

Sento?
Sono le macchine che scorrono e le zampe di un gatto sui bidoni dell’immondizia e il fumo che esce dalle labbra. Senti?
L’amore come un freddo coltello che macella le macerie di emozioni di ieri, sento.
Eppure sento di non sentire – l’attimo in cui lo sguardo della luna si deforma in infinità sotto il cielo spettatore. La senti?
Ascolto il tempo che mi separa
Che separo
Da piccole cose, e le vedo allungarsi e tremare accartocciate fin dove la religione di chi ha religione non arriva, ancora ascolto gli inascoltabili futuri
accettabili – e sono sempre assieme a te.
… li ascolti?

If i hear

If I hear, it is the voices of the shadows past now. A brake that spot cancer gets to the heart – as the night that is driven by a lilting rhythm that does not hear and does not have voice – now.

I feel?
These are the machines that run and feet of a cat on trash cans and smoke coming out from lips. Feel?
Love like a cold knife slaughtering the rubble of emotions yesterday, I feel.
Yet I feel I’m not feeling -the moment when the gaze of the moon is deformed under the infinite sky viewer. The feeling?
Listening to the time that separates me
What I separate
From little things, and I see them stretch and shake crumpled to where the religion of those who have religion does not arrive, still listening
the future unlistenable
acceptable – and I am always with you.
Do you listen to them …?

Si muovono senza un alito di respiro

Si muovono senza un alito
Di respiro gli alberi accanto al mare,
Vengono solo sospinti nel loro essere
A ingurgitare il sole e la brezza
Di una bulimica alba velata.
La paura d’essere sradicati
Che sferza celata le foglie
Da dove nasce la carezza del vento
Ma qui si ode soltanto il pianto
Dei fiori strappati e la silente pazienza dello stesso mare,o
Abbracciato teneramente sotto rami
Che si arcuano verso le nuvole
E straziano amando quell’immobile libertà di essere.