Pensare

Come pensare e passare lontano quei sospiri tremendi
sulle veneree onde del mare che abiti
e le porte, aperte chiuse rimirare
i ciottoli calpestati dei mondi che senti
e le notti insonni partorite tra nubi e catarsi in aggettivi spirati al vento del sole
senza tragedie come scialli di rose sulle spalle stanche
pensare, pensare all’attimo immune dal pensiero
perché se lo porta via il malanno, sul fango viene trovato
e scritto nel cielo profondo delle tue attese
pensare, pensare a disegnarti parole
a forma di costellazioni
per farti navigare su mappe non esistenti
che portano lontano il dolore.

Watching Death

I watch death

 delay herself

on the cracks

of the world

Where solar rays

whistle

amusing continuity

and falls groping

as strands of comets

in the eyes of those attending,

blushing

at her silent icy touch.

guardo la morte

Guardo la morte
indugiarsi
sulle crespature del mondo
dove squame di raggi solari
fischiano
trastullando
la continuità
e cade
brancolando
come fili di comete
negli occhi di chi l’accudisce
tacendo
arrossendo al suo gelido tocco.

Robert Frost

Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth; 

Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim
Because it was grassy and wanted wear,
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day! 
Yet knowing how way leads on to way
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I,
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference. 

qualcosa sotto pelle

C’è qualcosa sotto la pelle
mi dice di saltare oltre
il recinto delle terre che vidi
con la luna nelle vene
che repelle la consistenza dei sogni
poiché rimane soltanto qualche virgola
a mezz’aria nelle pagine di una storia passata.
E quindi salto: la pelle si spacca:
vedrò le cicatrici
che ho come l’altalena delle emozioni
malriuscite a trattenere cercando quello stesso salto
oltre, quell’oltre che temevo,
calpestando le erbacce tra le nuvole ed il sole
sopraffando di paura le frecce che scoccavo
al tramonto di ogni giorno andato a marcire in un angolo.
Poi scrivo alcune parole
che non ne vedo il senso, né ascolto la fine,
e anche se sono inutili, sono la mia vita
che senza senso, senza fine, inutile
scruto affogare
in espressioni che riconosco a distanza di tempo,
e saltare dunque, oltre il recinto, non è paura,
non esitazione né turbamento, è la naturale continuazione
del mio cordone ombelicale.
La poesia è per me il salto.
Il superare qualsiasi ostacolo
o frenesia e tempesta.
Scrivere è il respirare necessario all’estaltazione della vita,
è la prova di un’adorazione senza età o confini o salti epocali,
la mia anima resa alla giustizia da ciò che è.
E continuo a saltare oltre.