Un sorso di paradiso

Dalle corde
Di vecchie, polverose
Chitarre
Alle sfilacciate tende
Emerge il suono delle cose
Rimbalzano a mezz’aria
Nella screpolatura dei suoi gomiti nudi
Incastrati in pagine voluminose
Di tomi
Andati a fuoco sul gas
Di nozioni e filosofia e fiabe
Rese cenere nell’incriminata
Sostanza del mondo
E se qualche volta
Lo suona la catastrofe,
Essa si rende lieta – fluttuante
Sul carpet macchiato di vino
cenere antica
D’una fiamma
Puramente volata in cielo
Miraggio di inferno lontano
Addormentatosi tra ciglia e divorante
L’inferma melodia.
Quei gomiti segnati
Di virgole e virgole
Che trovano nelle parole
Una sete mai sazia
Ubriachi dal bisogno di essere
Senza appartenere mai
Spaccandosi a metà
Sulle pause dell’amore inciso.
continua il suono ad emergere
Deridendo un reciso
sorso di paradiso.

Mi parlano

Mi parlano
Le ombre dei salici
Raggruppato l’ultimo sforzo
Di crollare e sfiorare il suolo
Imbevuto di tiepide lacrime
Quando, sterminata l’impazzita circostanza,
La pioggia mi porge una guancia
E nelle alte città dorate
Cui i frutti vengono sbatacchiati
Dalle melmose corse d’un inverno
Che trapela e sgocciola dalle ciglia
Della natura che mi respira attorno
Si fa muto il celarsi d’una tenebra
Ch’implora, attonita – Oh, vai, bellezza, dallo sterminarsi
Della tua ignobile ombra! –
E se dunque vedo
Sono lo stato delle cose
Della profetica parola
Il cui verbo differisce
La mia estasi infinita.
D’oro colato le aiuole e i portoni serrati
E i viali insudiciati di terrore
Persi come sono persa io
Senza la luce che m’ha donato
La sopravvivenza
Tetri i tetti, i cancelli,
Le finestre d’un sussulto d’alba
Lacerata al contare i giorni
Sospesi
Lasciati alla malora
Aspettando un barlume d’opaca sete
Con le dita intorpidite.
Svanisce la città e gli imbrogli
E i volti che amai al lume
Di follie vermigli
Cangianti cicatrici
Allo schiudersi dolce del giorno
Svanisco e sogno
La mia Bella
Coprirmi di terra e polvere
Sotto metri di amore
Alla preghiera
Che scioglie ogni sostanza vista e mai sfiorata,
“Poesia,
divorato il malanno che è la mia anima,
Sacra sia la vertigine del tuo bacio
All’ultimo rintocco della mia ora.”
Ed i salici e gli alberi sento cantare…