Il tuo male

Si centellina il sorso
Dagli alberi e le viole
Dell’amore sentitosi negato
Pioggia, tempesta,
Che toglie il vestito piano
Su ferite e l’inclinarsi di seta ed ossa
E lei,
Che accoglie in sé l’amore
Dell’intero universo,
Che lo desidera e brama
Fino al collasso della stessa sete,
Sospirando va’,
Ferma,
Sperduta come
La foglia invernale.
Si piega e martoria
Inalando le correnti,
Attraversando monsoni,
Perle e sabbia sotto i piedi
Volando tra stagioni
Abitando il male, abitazioni da riempire,
Il coltello da seppellire
A fondo
Dove la pelle sparisce ancora
Nella mente una carezza,
Un tremare di gioia: a te
Che pensi di dimostrare
A te la tua esistenza
Sparendo piano, muta,
In urla disumane
Ed io
Ho teso la mano aperta,
Ma non l’hai vista
Ed io ho teso l’anima
E inquieta l’ho vista sorseggiare
Gli alberi che ramificano dentro
Il tuo male.

Niente è

Come trovare
Le parole
Quando, all’ultimo rintocco,
Gli arcobaleni tremano
E mi pervade
Una sensazione di bianco
Bianche ossa e spettro
Bianco mi racchiude stretto,
Rinchiuso nelle quotidiane agonie
Di attese smisurate
Tra cancelli d’oro e fiabe
E tirare a calci un sogno
Sfibrato
Aspettando Natale
Che Natale non è
Se non sento
Le campane ergersi all’alba
In alcuni ululati
Come perdersi,
Se già ho perso, sconsolato,
Il mio tutto per una vita
A cui appartenere niente è
Se non vengo trascinata giù
Affogata in chimici inchiostri
Senza più attese né fiabe
Senza più albe
Ma solo l’essere cementata viva
A questa vita
Che poi molto non è
Niente è.