spazio/scrivere

Interrompere lo spazio.
È andato partito ha circumnavigato le interiora e danza ora sulla flebile cascata di luce così. 

Semplicemente.
Lo spazio. Senza virgole una scrittura che mi sfascia le cornee e non ascolto che il tic-tic delle dita e sbuffi di silenzi accovacciati sulla rugiada. 
Ma devo scrivere. Non è solo una questione di volere cadere sentire amare piangere divorare consultare. 

Nel mio spazio vitale quello minuscolo indifferente totalmente inappagato lacerato ma vissuto sotto l’idea e visioni di alberi in fiore io scrivo.
Quindi sono. Ci sono, ecco: è un richiamo: sono qui. 

Cado tra peripezie e sconforto; gioie che mi fan crollare addormentata su cuscini vecchi mi rimescolano il sonno a calci e nel mattino mi ritrovo più stanca.
Poi. Lo spazio si sgretola. Non esiste più. Non compare più – è come un velo, sì, un velo di dolcezze che mi mordono le caviglie e vanno su fino alle dita. 

Quindi so che devo. Dire niente. 

Fare tutto. Scrivere tutto. 

Quando scrivo sento il mondo addosso le persone come lumi incandescenti che cercano uno spiffero per entrarmi dentro e piango così tanto che mi si asciuga il tempo.

Mi perdo.

Ma la scrittura è gelosa ed è: io! Tu! Noi!

Questo è. Non è uno sfogo un hobby un piacere una gioia.

È un sintomo necessario: è aria nei polmoni tra polmoni già anneriti. 
Quindi: Ada Negri si racconta, sfioro pagine, lo spazio si estende da miseria che è e poi in un’esplosione le lacrime torrenziali e non ci sono.

Questa è l’unica mia verità: per vivere come sento, non devo esserci; devo esserci percependo la scrittura, che è una responsabilità assoluta della mia anima. 

È nutrimento, avanti, la voce della poesia. Mi dice avanti.

Mi punta come dardo e scocca il cuore in catarsi e fino a quando non riuscirò a scrivere ventotto ore su ventiquattro non sarò mai perennemente viva; quindi è una responsabilità talmente amata da lasciarmi vuota. 

È un amore che lacrima il lamento di tutti gli amori. 

Solo pensieri appartati su minuscoli tronchi in giardini che ho visto in sogno assieme a mia nipote, “la zia ti ama tanto”. 

Solo questo – e scrivere – e lo spazio che arrotola la lingua e di parlare non provo l’urgenza, poiché nulla c’è da dire.

Ho da scrivere un’intera vita di un intero pianeta assorbirvi tutti tagliarvi a pezzi d’amore tenervi con me ogni secondo lezioni fate e il sole ritorna.

Scrivere.

Dello spazio che languendo mi scruta dal suo stesso spazio e non sento la pelle, i capelli sul viso, il mio fidanzato accanto nel letto; solo il pacchetto di sigarette e parole stralciate chissà da dove che sgorgano come ferite mai chiuse e che accendono la notte – ma San di niente.

Solo poesia… A casa

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