I fiori, le lune, fuori, i fiori… le correnti e la pioggia, la bonaccia, i pini tesi contro il vento…Tutto – niente – va’. 

Eppure – eppure ti vedo nel momento in cui le tende vengono aperte.

Stai lì, a rimirare chissà cosa, un significato che solo tu sai – e non puoi rivelarlo.

Eppure – sei qui, ali bagnate e petali sparsi nell’aria, in una nostalgia cui appartengo. 

Il vuoto è continuazione della tua canzone: la voce rimane, ma è l’aria che cambia: a volte ti trattengo nei pianti, nella miseria, nelle urla in gola, eppure – eppure sei rimasta indelebile. 

Nipote mia che il corso della tua anima sbocci ininterrottamente e se nell’anima sentirò un canto, esso sarà il tuo; e se riderà, sarai tu; e se si divincolerà, sarà perché sei entrata dentro, e dovrai tornare dove le mie braccia non riescono a stringerti. 

Manchi. 

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