I miei figli

I miei figli
Sono fatti di luna

Fiori 

Nostalgica presenza

Il peso del ricordo

È mancanza al battito

Di vite che rifiuto in questa 

I miei figli 

Altre vite

Ah, la luna 

Solo parole… Sparse… Schiuse…

Amore

Addormentiamoci nelle vene sacre della luna… 

❤️

Il cuor tremante

Assemblato

Ai movimenti di lei:

Grazia e pianto s’accavallano

Tra gola e singhiozzo

Senza potervisi rinunciare

Davanti quegli occhi

Lei,

Che dolcemente lava

Via da sé il giorno

Preparandosi per quieti notti

Elegante istante, in cui scruta

Il momento in cui gela

La voce d’ogni tormento

E allora rimiro oramai sopraffatta

Le cascate di gigli

Dentro il suo sguardo

Accogliendo la notte, assieme a lei, vicine

Raccolte

Un’unica entità

La storia d’amore

Di una gatta speciale

E la sua umana

Mentre la luna ci culla.

Quella 

Sono quella del panico E grida intirizzite silenziose 

Tenute dentro

Quella con quattordici tatuaggi

La lettera del veggente e firma di Arthur Rimbaud 

A muovere arti e pigrizia

Sono quella antica, vecchia a ventiquattro-quasi venticinque anni 

Quella che sente il peso di amori mai svaniti

Nostalgie e attese

Di trovare bambini di chissà quali vite

Quella che la mortalità è benedizione

E quella che il terrore di vivere sibila 

All’orecchio, piano piano

Quella con niente in mano

Se non l’amore per la poesia 

È allergia altro

Che mi preme il fiato sugli occhi, già di mattino. 

Aurelia

il nome che ti invoca
significa splendente 

trastulli pezzetti

di vetro ed aria

tra polmoni e fiato 

circondata da arte 

e d’arte, collasso di lune,

morire, al giorno del risveglio tuo.