Cos’è fare poesia? O essere poeti? 

Io tanta sicurezza non la possiedo.

A volte vedo poeti come semi di questa terra da cui si nutrono con disperata, malsana passione. A volte, scrittori che spaziano dal proprio universo per trinciare barriere e fare amore. A volte, solo cretini a cui piace scrivere. 

Io mi considero la terza, poiché cretina sono cretina, e sì mi piace scrivere. 

Il mio è un piacere (amare) straziante. Scrivere, alla fine, è una promessa. 

“Sii leale a te stessa e verso ciò che provi, guardalo negli occhi e uccidilo.”

Chiaramente, l’atto di uccidere è del tutto metaforico, sia chiaro. Ma lo fai. 

Quando scrivo, uccido una parte di me che prontamente rinasce e va’ verso una terra promessa che ho visto anni fa. Dieci per essere precisa. 

Ho iniziato per puro diletto e curiosità ma spinta da una reale necessità a tredici anni. 

A sedici, divenne radice di vita e senso di ogni sole sorgente e luna che sbocciava gravida canzoni per me. 

A diciassette, unica ragione di esistenza. Com’è tuttora, a venticinque. 

Ma quello che mi chiedo, che chiedo a voi, è: è possibile? 

Essere poeti, voglio dire. Nella nostra attuale società. È possibile essere poeta se non conosco un messaggio da portare? 

Se non so la metrica né le leggi del mondo.

Cosa fa la poesia? Cosa ci dona? Cosa vi dona e perché scrivete? 

È possibile amare la poesia in un modo tale da sentirmi folle? Che solo la parola stessa trivella stomaco e fiato e piango?

Le mie inutili, immature poesie, a me care, poiché piccole creature mie, o forse è il contrario?, fanno di me poeta o, come credo io, mi dimostrano che la poesia vale ogni sospiro tenuto serrato, che ogni gioia vale doppiamente se sentita (echi, sussurri, una miscela di suoni, amore, amori, vite, persone) e lasciata venire fuori da cicatrici mai chiuse?

Insomma… ditemi, per favore… nutritemi… perché scrivete? E cosa la mia Dea Poesia da me tanto amata vi regala nel quotidiano?
Anna 

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9 pensieri su “Poeti e poesie e cretini

  1. Scrivo poesie e come tale sono poeta? Non lo so, però mi piace pensarlo. Una volta credevo che poeta si diventasse per acclamazione e non per scelta. Che ingenuo, se aspetti il riconoscimento degli uomini fai in tempo a morire mille volte. Poeti si nasce, non si diventa. Un bel giorno senti il bisogno di scrivere, prendi un foglio, una penna e scrivi senza sapere bene cosa. Rileggi, fa schifo ma l’hai scritta tu, continui, una tira l’altra, migliori. Da giovane non pensi mai veramente a fare poesia, devi sfogarti di qualcosa, scrivere è terapeutico…il tempo passa, cambi, maturi, impari e quel che scrivi diventa sempre più bello, interessante, emozionante. Scrivere è un modo per mettere sulla carta le emozioni, per far emozionare gli altri anche quando non ci siamo. Basta un foglio scritto e le emozioni sono tutte li, basta leggerle per commuoversi o provare un brivido. Me ne frego della metrica e delle leggi del mondo. Scrivo poesie e quindi sono poeta. Non è un lavoro, la poesia non paga, ma se ci sai fare ti ripaga e le sei sempre grato, comunque vada. La poesia migliore è quella dell’età matura che sopraggiunge all’età dell’irruenza, però anche le poesie giovanili piacciono, forse la forma va un po’ rivista, ma funzionano sempre…lo so, perché l’ho fatto. Il poeta scrive poesie principalmente per se stesso ma in segreto spera sempre di trovare qualcuno che lo legga, che capisca. C’è stato un periodo che usavo la poesia per cercare di rimorchiare ragazze… niente di più sbagliato, la poesia non funziona in quel senso, però sei vuoi delle amiche funziona anche troppo bene. In oltre quarant’anni di poesia ho avuto pochissimi lettori, un amico, diverse amiche ma solo una di loro è stata così fedele da arrivare fino ai giorni d’oggi. Fortunatamente da un anno e mezzo ho scoperto il blog, una esperienza bellissima che mi ha cambiato in tutto e per tutto, sia nel modo di rapportarmi al prossimo, sia nella sua comprensione e tolleranza, sia nel modo di scrivere e nel capire anche cosa può piacergli o meno. So bene quando una poesia avrà più successo di un’altra, il che a volte non coincide con ciò che piace di più a me. Scrivere è sempre un piacere, da giovane era una necessità, adesso non più, lo sfogo si è trasformato in occasione di sintesi ed ambiguità, perché una poesia è anche questo, dire una cosa e farne capire un’altra, tanto poi va a finire che chi legge se ne inventa una terza che non avevi previsto.
    Esiste anche un aspetto nascosto nello scrivere poesie che forse è anche la cosa più bella di tutte, qualcosa che scaturisce da dentro le nostre profondità e che a volte s’impossessa della penna e ci stupisce. Lui è il vero poeta, anche se abita in questo corpo. Non so se questa accozzaglia di pensieri sullo scrivere poesie possa esserti utile, però sai, passavo di qui…e poi scrivo poesie…non potevo tirami indietro.
    Un caro saluto
    Carlo

    1. Ciao Carlo e grazie. Mi trovi d’accordo su tante cose scritte nel tuo commento. Mi è arrivato il tuo scoprirti, e il tuo scoprirti poeta, poiché senti, e scrivi e dai a quel qualcosa che parte da dentro dedizione, piacere per l’atto di scrivere e anche farti leggere… da chi capisce o legge con occhi sospesi su parole con altri significati. Ti auguro che la scrittura ti sia compagna sempre. Un abbraccio

  2. tu dici: “scrivere è una promessa”
    io non prometto mai, basta la parola, nuda, o l’assenza di parola, anche quella, ma “scrivere è una promessa”… scrivere è ogni giorno così
    poesia, non poesia, conta sempre questo interrogativo?
    la metrica puoi conoscerla, anche, ma c’è anche una misura che si genera o rigenera tra le stratificazioni e i flussi di chi scrive
    non so
    tu lascio questo pensiero sospeso e mi do al sonno
    baci, piccola
    a presto

    1. Ciao Dora. Si concordo. La promessa più che altro viene da una me giovane, è tutt’oggi m’è tanto cara, quella promessa, diciamo vitale, anche; buona giornata… Ti abbraccio

  3. Ti lascio un abbraccio, cara.
    Non riesco a rispondere questa notte.
    E questa è la mia risposta più vera.
    A presto, Anna.
    A.

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