Ho visto nello sguardo profondo di una rosa scandita dal tempo scoordinato il volto degli anni appresso a prigioni mistiche, fanciulli variopinti di poesie, corolle bagnate dalle lacrime vicine agli Dei, il mio amore assassinato

in un lago di soppressione chiamato Libertà.

Ho assaggiato Odio e scrutato il Nulla: a me paiono secondi gli anni più duri calcati da recise divergenze – cori angelici al cospetto d’un cielo scabroso, cosce aperte e fica che ogni sospiro Trova; ora, il tempo m’addolora, i vampiri tiranni dormono nelle piaghe delle palpebre del Sole, 

e cado – d’una magnifica caduta, nel Solstizio che muore di Noi,

amor mio, dove m’hai lasciato

carezze e fuoco,

dove prima vi eri tu. 

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