Mi dico, verrà anche per me il tempo – delle canzoni felici e fiori sul tavolo della cucina a profumare ogni piccolo angolo, incorniciato di pura splendente lacrima d’un emozione violenta.Mi dico, verrà, sì – ora, mai, tra anni o mesi – intanto sto.

Vedete? 

Rimango qui. Come cenere su lenzuola candide. Scribacchio – d’altronde, l’estensione della mano mi porta sulle nuvole e sulle cime degli alberi e nei terreni delle colline ricoperte di acqua e fiori – ascolto.

I vostri passi sono così pesanti da spappolarmi i polmoni; voi, voi, sempre voi!

Uscite – andare, correre, seminare – uscite da me ché io tanto sto qui, murata viva, innalzata dove voi nemmeno immaginate, pupazzetti mentali, mani viscide a tracciarmi la fronte mentre dormo, voi – voi che non capite la canzone che la terra implora gutturalmente.

Io sento e vedo e piango e ululo e nessuno mai sentirà il miraggio del mio domandare.

Sono caduta nel sole. Mi sono scottata. Ho visto le mie carni aprirsi e scrivere tra ossa e sangue e fiato e voi non eravate là – ma qui, chissà dove, nessuna parte, dovunque, via, oltre ogni soglia.

Io sono. Sono stata. Sarò la voce di chi penserò io sia.

E lascerò il torrente lambirmi. 

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