Brucia la salvia Così io

Primavera è andata 

Ora Estate beve la ruggine 

del suo pianto

e il fumo che mi avvolge

è quello di casa 
.

.

.
Vado non oso voltarmi indietro

Non c’è luna no c’è un correre disumano da una ferita sanguinante

Dove nasce Poesia

Abito nero e lunghi capelli

Il mio canto si accomoda sugli alberi

Che guardandomi mi trafiggono

Non fermarti! Non fermarti!
un gufo, uno spicchio di stelle sulla distesa a me nascosta da fronde

Corro e non corro

Vado e non vado

Sono e non sono

Mi fermo.

C’è silenzio e un fuoco

E io vado dove c’è fuoco

Attorno paesani che intonano qualcosa

Mi guardano si fermano

Io riparto

Riparto

Ripartoriparto veloce 

Poi una mano sul polso e scotta

Scotta ed è il primogenito

Che ferma e scuote 
Madre

Calmatevi

Scriviamo
.

.

.
Mi accendo una sigaretta.

.

.

.
Conall sta attorno al fuoco

Lo maneggia con le mani 

Ombre sul viso 

E mi crolla una tempia 

I piedi nudi miei sporchi di terra e foglie

Pulito è lui e la sua Anima

O figlio, che generi attimo e vita,

Al solo cospetto della tua voce silente.

Scrutiamo foglie e le gettiamo nel fuoco

Inalando il tepore e profumo

Spuntano fiori:

Bleuzenn.

Ma non ci sono; oggi siamo io e lui.

Lo vedo guardarmi con i gomiti puntati sulle ginocchia e allunga la mano:

Il fuoco lo teme, s’apre allargandosi: sfioro le sue dita sudando.

E va tutto bene. 

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