A gambe incrociate 

a gambe incrociate

posacenere pieno

ascolto il viavai

di macchine e fiato

senza maiuscole

per una piccola sera

sogno tatuaggi 

viaggi e poesia 

e un amore che mi dia

la regola della stabilità 

io che albero divento

giorno per giorno 

la delusione delle persone 

è il mio mantello

mi trucco gli occhi 

di un’alba piena

sfumata 

appesa tra le labbra 

non l’ultima sigaretta 

ma scrivo e dunque sono

esisto e riscrivo

non è un testamento il mio

è l’ardore dell’unica felicità 

da me sfiorata 

nei solstizi mi abbevero 

da essa

ne piango la mancanza 

in questa piccola piccola notte 

dove sono proprio io minuscola 

briciole e musica rock 

e tutto va’ come deve andare 

certezze al rovescio

San Pietro martire 

che manco lo prego 

ma agli alberi e lune

che han visto passare 

l’umanità 

voi custodite

questa virgoletta che sta 

un po’ qui, un po’ là 

senza aver detto niente

ma scritto tutto 

eccola: l’anima mia a ritroso corre verso domani. 

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Come un capriolo 

Scivolavo silenziosa
come un capriolo.

Nella nebbia tra solchi di luce piatta.

Me ne andavo così

Nella mia vita e in quella degli altri.

Non vedevo una piccola parvenza di semi non piantati, li vedevo bacche antiche lasciate scorrere in fiumi segreti.

Poi, invecchiando,

 capii

Il cieco occhio.

Ed il capriolo prese il balzo della tigre e del lupo 

così passarono gli anni

A rimirar il fuoco nell’anima. 

tempo

Hai preso
l’incontrollabile
e portandolo sul mio sguardo
sei corso tra le ciglia
di un giorno mai avvenuto.
Schiudendoti
si lasciano cadere
i presagi
della tua ombra
appiattita su muri e fiamme:
perché non esisto, sembra,
se non in te,
vivi cibandoti
di questo mio tempo
che prendendoti la mano
sfumandosi
implora un’ennesima resa
pur di guardarti tornare a casa da me.