Mi hai insegnato il gusto del vento
così lontano
fu la notte
così lontana
a ricordarmi di dimenticare
quel ricordare vicino
da sprofondarci e un sospiro divenire,
continuamente.
Vent’anni in prigionia
e ho imparato a riconoscere il vento
quello lontano
che chiama e in solitudine
piange fattosi cenere.
Ma io non piango: divento un albero.
Mi sento squarciare l’aria
che prende le armi
scivola, svanendo,
nel fuoco.
Andiamo tutti a fuoco
vivendo di vento
e come vento
decomporsi in letti di spine
e una delle spine sono proprio io,
siamo noi.