Sostare 

sosta il sole
su una suscettibilità 

in attesa del bacio

tra commozione e smarrimento.

appoggio i gomiti sul tavolo 

di tutti i pensieri persi negli anni

e timidamente lascio la mano:

parole che escono dai polpastrelli 

danzano da élite: 

inspiro ed espiro sogni.

Poesia storta 

Questa poesia storta
scritta da mani storte 

e giornate storte 

non ha rime né collassi

se ne sta acciambellata 

dentro di me

tentando di raddrizzare schiena 

e colori.

Questa poesia o vita mia

sgorga storta da cunicoli

di pensieri incastrati

vanno e vengono e ritornano

senza lasciare mai

eppur andati via prima.

Vigilia storta di un seme 

piccino piccino 

che chiede soltanto il sole. 

Ora dimmi a che serve la parolase non a venirti incontro?

proprio ora che la luce scende

e piccola si fa tramutandosi

in silenzio?

dimmi: la tua paura più grande 

qual è?

la mia sei tu, eppure scrivo; ti scrivo immaginandomi scostata un poco, che è tre passi indietro.

eppure è proprio per questo

che scrivo credo.

non vedi, come la parola sia contatto e tatto al contempo?

t’ho teso la mano: 

tu ora sorridi, persona.

Margherite

margherite nel prato 
margherite nelle ossa

margherite nel cammino

e margherite piene di sole

dipinte da farfalla che ritorna qui

margherite sul gelsomino

margherite sul tavolo

margherite nello spazio 

ecco dove siete 

ma più di tutto 

la mia Margherita nel fiato.

Casa

a casa 

dove si cercano parole semplici

casa dove è facile ascoltarmi,

perdonarmi e ritrovarmi,

casa che accoglie 

atomi e tempeste

sempre diverse 

casa che sgombera e smuove

centri e spigoli

casa che ritorna in me

parole

lente.

lascio scorrere tempo

per produrmi. 

quando il sole
scoccato da briciole

di minuti

si conficca tra i rami

il mio giardino canta.

ed io – io, radice minuscola,

spezzata – conto fino a dieci

prima di osar guardare 

la bellezza semplice 

dei fiori piantati da mio padre

abbracciati alla luce.

piango: mi senti?

ho in me il crudele vociare 

d’un orologio fermo 

che conta nonostante tutto

singulti e travagli

nel polso della notte.

aspetto sera scrivendo

scribacchiando coi palmi

sull’erba poesie minuscole 

haiku insensati

li strappo e chiedo perdono

mi senti?

chiedo perdono per una vita

ché vita abbagliata di dolcezza

non fa per me.

ciondolo scossa sotto

la cascata del mio glicine:

io sono qui per rischiarmi il cuore,

e l’anima, la passione e la morte.

sono un fiore – mi ha detto qualcuno – invece no:

no.

io sono ciò che voi, scalcianti dentro di me, non ascoltate.

sono una crepa d’un momento.

e sarò ricordo teso, “ah lei; quella della luna ed i fiori”.

chino il capo, saluto il sole, 

trovando riparo nel mantello

di silenzio. 

Il cielo si apre per metracce di suoni vaganti

sparpagliati dove niente

arriva o viene.

Nuvole, ciuffi di sera,

apro il palmo che suda

trema e s’impenna di respiro

e pioggia truce mi sfonda.

Sono sola: vi è in me un silenzio

che affonda e geme il proprio pianto.

Ne farò casette per uccellini.

Richiuso il caos si farà primavera.

Sogno arcobaleni. 

Vieni,

lascia tremare 

tutto 

così poi

hai più niente 

da far tacere.