Sia mai!

sia mai che io abbia posato 
esterrefatte dita sul sole

quando incapace di riposare

ne cullavo gli angoli nascosti

sia mai, o terra mia, il perdono

dello straripare da universo 

ad universo il canto:

“La Morte risorta

nel bene Viaggia

e compie il fatale Destino”.

Sia mai che compirò gli anni

che ho recidendo una nicchia

di inseparabili emozioni.

❤️

Brucia la salvia Così io

Primavera è andata 

Ora Estate beve la ruggine 

del suo pianto

e il fumo che mi avvolge

è quello di casa 
.

.

.
Vado non oso voltarmi indietro

Non c’è luna no c’è un correre disumano da una ferita sanguinante

Dove nasce Poesia

Abito nero e lunghi capelli

Il mio canto si accomoda sugli alberi

Che guardandomi mi trafiggono

Non fermarti! Non fermarti!
un gufo, uno spicchio di stelle sulla distesa a me nascosta da fronde

Corro e non corro

Vado e non vado

Sono e non sono

Mi fermo.

C’è silenzio e un fuoco

E io vado dove c’è fuoco

Attorno paesani che intonano qualcosa

Mi guardano si fermano

Io riparto

Riparto

Ripartoriparto veloce 

Poi una mano sul polso e scotta

Scotta ed è il primogenito

Che ferma e scuote 
Madre

Calmatevi

Scriviamo
.

.

.
Mi accendo una sigaretta.

.

.

.
Conall sta attorno al fuoco

Lo maneggia con le mani 

Ombre sul viso 

E mi crolla una tempia 

I piedi nudi miei sporchi di terra e foglie

Pulito è lui e la sua Anima

O figlio, che generi attimo e vita,

Al solo cospetto della tua voce silente.

Scrutiamo foglie e le gettiamo nel fuoco

Inalando il tepore e profumo

Spuntano fiori:

Bleuzenn.

Ma non ci sono; oggi siamo io e lui.

Lo vedo guardarmi con i gomiti puntati sulle ginocchia e allunga la mano:

Il fuoco lo teme, s’apre allargandosi: sfioro le sue dita sudando.

E va tutto bene. 

Gancio 

Guarda com’è fondo
questo gancio

a cui mi aggrappo

minuscole certezze,

divoratrici d’essenze

quando sibila forte

l’esaurita voce di tremule

tenerezze.

Guarda come divento fondo,

questo fondiglio canaglia,

per ridiventare 

spiaggia d’inverno, stabile

seppur…

Il nero inghiottito
spiraglio di chissà 

una luna che mi appare

una minuscola stella,

da sempre rincorsa:

casa, pace. 

15 giugno 2017 

alcune lacrime 
appoggiate su occhiaie

e ciglia sfatte

siamo a mezzanotte e tredici minuti

piove, fuori

e questi pensieri sono così

scarni del Resto e pieni di te

che tutto s’appanna.

Il ventilatore acceso,

il fumo della mia sigaretta sbattuto in faccia,

io che mi trattengo.

Perché?

No: non è così.

Lo sai anche tu, vero?

Certo.

Andiamo…

Piccole gocce 

mi cantano l’anima

ci sono, ecco il mio nome

lo sento – mica è da tutti 

eppure così distante talvolta.

Piove anche là

e ci sei tu.

Ed il viso si increspa e non leggo niente se non seguire le dita e mani

Mio Fionnlagh, che da sette anni che ti ho ritrovato,

sei maestoso come la prima volta…

posso sentire odore di piogge antiche 

e nuove

e future 

assieme a te.

Gli alberi parlano e stanno immobili fitti tra noi due e noi due soltanto

Né qua né là

amore mio, cado in ginocchio

e il tuo muso lecca lacrime

e il tuo pelo è pieno di pioggia e fresco e mi aggrappo

Ululiamo assieme 

Ululiamo assieme!

Ululiamo assieme!!!!

Uno due tre 

Senti il mio amore 

che va’ nel tempo

fluisce piano 

rapidissimo 

Fino a te.

Ora siamo abbracciati: tanto basta, anche se nulla basta, alla mia nostalgia di vecchia e giovane 

Il tempo è ora e ieri è domani

Amore mio, buon compleanno.

Grazie di vegliare sempre su di me.

Veglierò fino a che avrò cura e vita in questo ciclo e nel prossimo su di te e voi.

Ti amo, amore immortale.

Mamma 

15 giugno 2011 – 15 giugno 2017

❤️🌼

l’aria dolce e fresca 
mi prende la fronte

come manine tenere –

grazie, a te che sai e sei,

immenso amore. 

che ne sapete del tempo 
delle visioni e deliri

che ne sapete di vedere

alberi vivi e morenti

implorando un tocco

gentile 

voi, io, voi

che ne sappiamo

ora la barca va’

verso una nebbia 

e nell’aria s’espande

una preghiera antica

come la Terra

Madre di ognuno:

nel canto degli uccellini

che non vedo

tamburi e vetri spaccati

ascolto: il niente: chi sei?

Cosa vuoi?

Cantami! Cantami! Cantami!

Terra!

O fottuto senso dei sensi di senso senza senso!

Cantami!

Mi fermo e fermo e arrotolo

sul legno ed acquee 

e sono io

sempre io

solo io

a morire d’amore

che è ciondolo atrocemente

leggero al collo del vento, perfino.

O terra, lasciati cantare…