Trecento scariche di vita 

Mi chiedono 
il riverbero 

di un istante 

trecento scariche 

di vita: non coloro

le mura di casa

di case 

mi chiedo il momento

e bevo acqua 

pelle calda

sul mio letto un poco

sfatto di cenere

pieno sotto il lenzuolo

di gorgogli di silenzio

e passi di vento che cerco.

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Solo tanta 

Solo tanta stanchezza 
in una mitragliatrice di pensieri

eppure comunque sia

di vita farcita,

chiudo le finestre

un’emozione si fa’. 

Mare furioso 

giochi di luce ed ombre 
i gatti sostano stremati per terra 
ora posso dire di avere una verità in mano.
è quella che mi fa ascoltare il mare furioso.

Sia mai!

sia mai che io abbia posato 
esterrefatte dita sul sole

quando incapace di riposare

ne cullavo gli angoli nascosti

sia mai, o terra mia, il perdono

dello straripare da universo 

ad universo il canto:

“La Morte risorta

nel bene Viaggia

e compie il fatale Destino”.

Sia mai che compirò gli anni

che ho recidendo una nicchia

di inseparabili emozioni.

❤️

Brucia la salvia Così io

Primavera è andata 

Ora Estate beve la ruggine 

del suo pianto

e il fumo che mi avvolge

è quello di casa 
.

.

.
Vado non oso voltarmi indietro

Non c’è luna no c’è un correre disumano da una ferita sanguinante

Dove nasce Poesia

Abito nero e lunghi capelli

Il mio canto si accomoda sugli alberi

Che guardandomi mi trafiggono

Non fermarti! Non fermarti!
un gufo, uno spicchio di stelle sulla distesa a me nascosta da fronde

Corro e non corro

Vado e non vado

Sono e non sono

Mi fermo.

C’è silenzio e un fuoco

E io vado dove c’è fuoco

Attorno paesani che intonano qualcosa

Mi guardano si fermano

Io riparto

Riparto

Ripartoriparto veloce 

Poi una mano sul polso e scotta

Scotta ed è il primogenito

Che ferma e scuote 
Madre

Calmatevi

Scriviamo
.

.

.
Mi accendo una sigaretta.

.

.

.
Conall sta attorno al fuoco

Lo maneggia con le mani 

Ombre sul viso 

E mi crolla una tempia 

I piedi nudi miei sporchi di terra e foglie

Pulito è lui e la sua Anima

O figlio, che generi attimo e vita,

Al solo cospetto della tua voce silente.

Scrutiamo foglie e le gettiamo nel fuoco

Inalando il tepore e profumo

Spuntano fiori:

Bleuzenn.

Ma non ci sono; oggi siamo io e lui.

Lo vedo guardarmi con i gomiti puntati sulle ginocchia e allunga la mano:

Il fuoco lo teme, s’apre allargandosi: sfioro le sue dita sudando.

E va tutto bene. 

Gancio 

Guarda com’è fondo
questo gancio

a cui mi aggrappo

minuscole certezze,

divoratrici d’essenze

quando sibila forte

l’esaurita voce di tremule

tenerezze.

Guarda come divento fondo,

questo fondiglio canaglia,

per ridiventare 

spiaggia d’inverno, stabile

seppur…

Il nero inghiottito
spiraglio di chissà 

una luna che mi appare

una minuscola stella,

da sempre rincorsa:

casa, pace.